Facciamo un gioco.
Seduti al tavolo con solo un drink e qualche patatina bisogna accontentarsi dell’immaginazione e poco altro.
Allora è li che L. mi dice:
-Pensa a delle porte colorate. Pensale davanti a te e poi immaginati di aprirle. Mi devi dire cosa vedi.
Aaaa! Penso io, un altro di quei giochi psicologici. Perchè no? Il mio americano non si offenderà di certo e poi di cosa parlare? Basta lavoro.
Si comincia. Prima porta, la porta verde. Di colpo mi accorgo che non sono così pronta e veloce. Mi sono sentita un po investita da una grande responsabilità. Di dover decidere chissà quale mio destino con una visione sbrigativa e affrettata non mi andava; il problema è che stavo già barando. Eh no, la regola è quella di non pensare e di vedere solo quello che c’è. Ma se non ci vedo niente?
Mi concentro un pò di più e dietro la porta verde ci vedo un prato verde inglese. Qulacuno già sogghignava che in mezzo al prato verde c’era anche qualche pianta d’alto fusto e a pensarci bene ho dovuto dire che qualcuna c’era…
Porta bianca. Una colomba.
-Come la vedi? Cosa fa?
Chiedere anche una visione in movimento alle 9 di sera di un faticoso mercoledì era un po tanto. La mia colomba era lì, immobile che mi fissava con un piccolo occhio nero. Assomigliava un pò alle colombe che mi facevano disegnare alle elementari per Pasqua.
Dietro la porta blu ci ho visto un cielo azzurro, immenso con tante belle nuvole bianche e leggere. Mi sono veramente stupita delle mia facoltà visive. Forse il mio cervello a quell’ora non era più in grado di produrre immagini affascinanti basandosi su delle semplici associazioni di colore.
La porta arancione è stata la vittoria dell’ispirazione; l’ho aperta e istantaneamente ci ho visto le luci del centro storico di Cesena. Mi piace un sacco il castello illuminato dalle luci arancioni dei lampioni di sera. Ero compiaciuta.
La rossa era fuoco, una fiamma grande da occupare tutto l’oltreporta e ardente.
Arriviamo all’ultima porta. Quella viola. Ho fatto fatica. E pensare che il viola è uno dei miei colori preferiti. Esito un pochino, L. mi guarda e mi assicura (rassicura) che non ero obbligata ad aprire tutte le porte. Ma io non lo potevo permettere. Non sia mai che non apro una porta. Allora dice:
- Bhè potresti anche aprirla e non vederci niente.
Ah! si, proprio io! No, io quella porta l’ho aperta e con un balzo di ostinazione ci ho visto un cuore rosso. L., con fare da sciamano, ha subito annunciato al gruppo pagano che questa ragazza era proprio malata.
Avevamo finito le porte ed era arrivato il momento dell’interpretazione……ma lascio spazio alle interpretazioni dei singoli e mi limito a svelare le identità dei significati simbolici nascosti.
La porta verde nasconde la visione dell’amicizia. Quella bianca è per la famiglia. Il significato di quella blu proprio non lo ricordo, è 5 minuti che mi sforzo ma non mi viene proprio in mente…. L’arancione è una porta sulla carriera professionale. Quella rossa è uno sguardo sulla vita sessuale e il viola è il colore della religione.
Ma dico io…e sarei malata per fare del cuore e dell’amore la mia religione? Fosse tutto il mondo così!! Peace and love, un bacio a tutti.
